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Cosa importa se a volte litighiamo, se ci rispondiamo male o ci arrabbiamo?! E non importa quanto siamo distanti se col pensiero sediamo uno a fianco all'altro. Che strana bilancia che sei, quando uno mette il muso e l'altro strappa un sorriso, in equilibrio in mezzo al proprio caos. Che buffo capricorno sono, se negli occhi vediamo acqua, noi diventiamo roccia pur sentendoci polvere nel vento. E chi lo sa di quanta forza ci vuole a buttar giù i muri con una carezza, con uno sguardo e un "tutto bene cuo?". Come si spiega che il sangue non detta sempre legge, che un abbraccio in un istante può portarti a casa e famiglia diventa un concetto più ampio quando ricevi affetto puro. A me importa se faccio parte della tua vita... . . .

La sera del dì di festa

Sin dalle remote origini, la storia di Mattinata, o della vecchia Matino, coincide con quella del vicino Monte Saraceno. Gli antichi abitatori del territorio furono i Matini: tribù della civiltà euroasiatica dei Dauni, sbarcati nel promontorio garganico dalla vicina Illiria intorno all' VIII-VII secolo a.C., anche se l'intera area fu popolata fin dal VI-V secolo a.C., come attestano gli insediamenti neolitici e paleolitici rinvenuti. Attratti dalla felice posizione della rada coronata da un sistema collinare degradante a ferro di cavallo, i Matini s'insediarono nella piana e su uno sperone roccioso che chiamarono Monte Matino, l'attuale Monte Saraceno, così denominato in seguito all'arroccamento dei Saraceni, avvenuto intorno all'anno mille.

Il tramonto non è solo un'esplosione di colori, è molto di più. È il simbolo del trapasso, di qualcosa che finisce e che rinasce da un'altra parte. Ammirare un tramonto è come, per dirla alla Seneca, rendersi conto di morire ogni giorno. E chi sa di morire ogni giorno impara a dare valore al proprio tempo. Questa è la magia che c'è dentro a quei colori.

Nido di colombi(a sx)ai Celestini